Dicono che in passato fosse considerato “il vino del Diavolo” perché le bollicine facevano esplodere le bottiglie, dicono che un tappo fuoriuscito dalla bottiglia possa viaggiare a una velocità di oltre 40 km/h e dicono anche sia tutta opera di un monaco benedettino. Sono solo alcune delle voci che circolano sul re dei vini, monsieur Champagne. Bollicine costose ed esclusive con cui vale la pena riempire i nostri calici, pardon, flute, in occasioni speciali. Ma quanto ne sappiamo di Champagne? Probabilmente meno di quanto ne beviamo. Quindi proviamo a conoscerlo meglio con qualche informazione e suggerimento.

CHAMPAGNE: DOVE E COME NASCE

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Sul nome poco da dire: prende quello della regione francese (a circa 150km da Parigi) in cui ha origine, appunto La Champagne. E’ un vino, anzi no, sono tre vini in uno: è composto, infatti, da tre varietà ovvero Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier. I tre vini vengono combinati dal produttore a seconda dell’etichetta e imbottigliati con lieviti e zucchero (24 grammi per litro): così avviene la rifermentazione quella che poi genererà le bollicine. Questo modo di produrre vini spumanti è detto Méthode Champenoise, Metodo Classico.

CHAMPAGNE: LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE

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Bianco o rosé? Questo il bivio che ci troviamo davanti quando si parla di Champagne. Mentre il rosé è ottenuto da uve a bacca nera (i pinot) il bianco può essere ottenuto da chardonnay (blanc de blancs) oppure dai pinot vinificati in bianco (blanc de noirs). Meglio freddo, a una temperatura tra i 6° C e i 10° C. Lo champagne è il vino più longevo al mondo. Questa longevità è data dall’elevata acidità presente naturalmente nel vino, ma soprattutto dalla sovrapressione che impedisce all’ossigeno di entrare, ovvero dalla presenza di Anidride Carbonica che protegge il vino dall’ossidazione.

CHAMPAGNE: LA STORIA DELLE BOLLICINE

Potremmo non credere alla storia della velocità del tappo ma possiamo fidarci di chi attribuisce l’invenzione di questo straordinario vino a un monaco benedettino dell’abbazia di Hautvillers. Il personaggio in questione è Dom Pérignon, che nel XVII secolo si è accorto che la rifermentazione del vino avviava la “presa di spuma” e quindi la produzione di anidride carbonica da cui derivano le famose bollicine. Il caso ha giocato un ruolo decisivo in questa storia ma non è da sottovalutare l’intuizione del monaco che dal vino rifermentato si potesse ricavare un prodotto piacevole, così come la capacità di individuare il pinot noir come vitigno più adatto a questa produzione.

CHAMPAGNE E GLI ABBINAMENTI GASTRONOMICI

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Se accanto a un flute di Champagne immaginate solo delle fragole o delle ostriche, avete visto troppi film romantici! La realtà è un’altra ed è ben più interessante. Gli abbinamenti a tavola sono diversi, lo Champagne con la sua congenita eleganza riesce ad accompagnare piatti più svariati. Dalle alici fritte che rafforzano i profumi del vino mentre questo esalta i sapori del pesce. Anche sull’abbinamento di carne vogliamo andarci giù pesanti: pollo coi peperoni. Le carni delicate del pollo e la dolcezza dei peperoni fanno da apripista alle note di lievito. Il piatto è per sua natura unto e sfrutta bene l’anidride carbonica come sgrassante. Lo Champagne si beve ovunque, anche in strada, meglio se accompagnato a uno degli emblemi dello street food romano: il supplì. Il fritto e la bolla come Romeo&Giulietta, una storia d’amore bellissima ma sempre a lieto fine.